Ernani

Dramma lirico in quattro atti di Francesco Maria Piave
Da "Hernani" dramma di Victor Hugo (1830)

Prima rappresentazione: Teatro La Fenice di Venezia il 9 marzo 1844

Prima rappresentazione a Parma: 26 dicembre 1844

Ernani, Don Giovanni di Aragona il bandito, Tenore
Don Carlo, re di Spagna, Baritono
Don Ruy Gomez de Silva, grande di Spagna, Basso
Elvira, sua nipote e fidanzata, Soprano
Giovanna, di lei nutrice, MezzoSoprano
Don Riccardo, scudiero del re, Tenore
Jago, scudiero di Don Ruy Gomez, Basso
Banditi, Cavalieri, Vassalli, Cortigiani, Principi elettori, Paggi e Dame di Corte

Luogo:
Parte I, nelle montagne d'Aragona e nel castello di Don Ruy Gomez de Silva
Parte II, nello stesso castello
Parte III, in Aquisgrana
Parte IV, in Saragozza

Epoca: 1519.





ATTO PRIMO
SCENA I
Montagne dell'Aragona.
Vedesi in lontananza il moresco castello di Don Ruy Gomez de Silva.
È presso il tramonto. Coro di ribelli montanari e banditi. Mangiano e bevono: parte gioca, e parte assetta le armi

TUTTI:
Evviva!... Beviamo! - Nel vino cerchiamo
almeno un piacer!
Che resta al bandito, - da tutti sfuggito,
se manca il bicchier?

CORO I:
Giuochiamo,
ché l'oro - è vano tesoro,
qual viene sen va.
Giuochiam,
se la vita - non fa più gradita
ridente beltà!

CORO II:
Per boschi e pendici - abbiam soli amici,
moschetto e pugnal.
Quand'esce la notte - nell'orride grotte
ne forman guancial.

TUTTI:
Allegri!
Beviamo!... Beviam! - Nel vino cerchiam
almeno un piacer!

ATTO PRIMO
SCENA II
Ernani che mesto si mostra da una vetta, e detti.

TUTTI:
Ernani pensoso! - Perché, o valoroso,
sul volto hai pallor?
Comune abbiam sorte, - in vita ed in morte
son tuoi braccio e cor.
Qual freccia scagliata - la meta segnata
sapremo colpir.
Non avvi mortale - che il piombo o il pugnale
non possa ferir.
Allegri!
Beviamo!... Beviam! - Nel vino cerchiam
almeno un piacer!

ERNANI:
Mercè, diletti amici;
o tanto amor, mercè...
Udite or tutti del mio cor gli affanni;
e se voi negherete il vostro aiuto,
forse per sempre Ernani fia perduto...
Come rugiada al cespite
d'un appassito fiore,
d'aragonese vergine
scendeami voce al core:
fu quello il primo palpito
d'amor che mi beò.
Il vecchio Silva stendere
osa su lei la mano...
domani trarla al talamo
confida l'inumano...
Ah, s'ella m'è tolta,
ah misero! d'affanno morirò!
Si rapisca...

BANDITI:
Sia rapita!
Ma in seguirci sarà ardita?

ERNANI:
Me'l giurò.

BANDITI:
Dunque verremo;
al castel ti seguiremo:
(attorniandolo)
Quando notte il cielo copra
tu ne avrai compagni all'opra;
dagli sgherri d'un rivale
ti fia scudo ogni pugnale.
Vieni, Ernani; la tua bella
de' banditi fia la stella.
Saran premio al tuo valore
le dolcezze dell'amor.

ERNANI:
Dell'esiglio nel dolore
angiol fia consolator.
(fra sè)
(O tu che l'alma adora,
vien, la mia vita infiora;
per noi d'ogni altro bene
il loco amor terrà.
Purché sul tuo bel viso
vegga brillare il riso,
gli stenti suoi, le pene
Ernani scorderà)

BANDITI:
Vieni, Ernani,
la tua bella, ecc.
(S'avviano al castello)

ATTO PRIMO
SCENA III
Ricche stanze d'Elvira nel castello di Silva.
È notte. Elvira è sola. Elvira

ELVIRA:
Surta è la notte, e Silva non ritorna!
Ah, non tornasse ei più!
Questo odiato veglio,
che quale immondo spettro
ognor m'insegue,
col favellar d'amore,
più sempre Ernani mi configge in core.
Ernani!...
Ernani, involami
all'abborrito amplesso.
Fuggiam...
se teco vivere mi sia
d'amor concesso,
per antri e lande inospiti
ti seguirà il mio piè.
Un Eden di delizia
saran quegli antri a me.

ATTO PRIMO
SCENA IV
Detta ed Ancelle, che entrano portando ricchi doni di nozze.

ANCELLE:
Quante d'Iberia giovani
te invidieran, signora!
Quante ambirien il talamo
di Silva che t'adora!
Questi monili splendidi
lo sposo ti destina;
tu sembrerai regina
per gemme e per beltà.
Sposa domani in giubilio
te ognun saluterà.

ELVIRA:
M'è dolce il volto ingenuo
che il vostro cor mi fa.
(fra sé)
(Tutto sprezzo che d'Ernani
non favella a questo core,
non v'ha gemma che in amore
possa l'odio tramutar.
Vola, o tempo, e presto reca
di mia fuga il lieto istante!
Vola, o tempo, al core amante
è supplizio I'indugiar)

ANCELLE:
(Sarà sposa, non amante
se non mostra giubilar)
(Partono. Entra Don Carlo, seguito da Giovanna)

ATTO PRIMO
SCENA V
Carlo e Giovanna

CARLO:
(a Giovanna)
Fa che a me venga...
e tosto.

GIOVANNA:
Signor, da lunghi giorni
pensosa ognora,
ogni consorzio evita...
è Silva assente.

CARLO:
Intendo.
Or m'obbedisci.

GIOVANNA:
Sia.
(Parte)

ATTO PRIMO
SCENA VI
Carlo

CARLO:
Perché Elvira rapì la pace mia?
Io l'amo... e il mio potere...
l'amor mio ella non cura...
ed io preferito mi veggo
un nemico giurato, un masnadiero...
quel cor tentiam, una sol volta ancora.

ATTO PRIMO
SCENA VII
Detto ed Elvira.

ELVIRA:
Sire!...
fia ver? voi stesso!...
ed a quest'ora?

CARLO:
Qui mi trasse amor possente.

ELVIRA:
Non m'amate...
voi mentite...

CARLO:
Che favelli?...
Un re non mente.

ELVIRA:
Da qui dunque ora partite.

CARLO:
Vieni meco...

ELVIRA:
... Tolga Iddio!

CARLO:
Vien, mi segui,
ben vedrai quant'io t'ami...

ELVIRA:
... E l'onor mio?

CARLO:
Di mia Corte onor sarai.

ELVIRA:
No!... cessate...

CARLO:
E un masnadiero fai superbo del tuo cor?

ELVIRA:
Ogni cor serba un mistero...

CARLO:
Quello ascolta del mio cor.
Da quel dì che t'ho veduta
bella come un primo amore,
la mia pace fu perduta,
tuo fu il palpito del core.
Cedi, Elvira, a' voti miei:
puro amor desio da te;
ah, gioia e vita essere tu déi
del tuo amante, del tuo re.

ELVIRA:
Fiero sangue d'Aragona
nelle vene a me trascorre...
lo splendor d'una corona
leggi al cor non puote imporre...
Aspirar non deggio al trono,
né i favor vogl'io d'un re.
L'amor vostro, o Sire,
è un dono troppo grande
o vil per me.

CARLO:
Cedi, Elvira,
a' voti miei, ecc.
(afferrandole un braccio)
Non t'ascolto...
mia sarai...
vien, mi segui.

ELVIRA:
(fieramente dignitosa)
Il re dov'è?...
Nol ravviso...

CARLO:
Lo saprai.

ELVIRA:
(strappandogli dal fianco il pugnale)
So che questo basta a me.
Mi lasciate,
o d'ambo il core disperata ferirò.

CARLO:
Ho i miei fidi...

ELVIRA:
Quale orrore!

ATTO PRIMO
SCENA VIII
Detti ed Ernani che viene da un uscio segreto e va a porsi tra loro.

ERNANI:
Fra quei fidi io pur qui sto.

CARLO:
Tu se' Ernani!...
mel dice lo sdegno
che in vederti quest'anima invade:
tu se' Ernani!... il bandito, l'indegno
turbatore di queste contrade...
A un mio cenno perduto saresti...
va... ti sprezzo, pietade ho di te.
Pria che l'ira in me tutta si desti
fuggi, o stolto, I'offeso tuo re.

ERNANI:
(a Carlo)
Me conosci?...
Tu dunque saprai con qual odio
t'abborra il mio core...
beni, onori rapito tu m'hai,
dal tuo morto fu il mio genitore.
Perché l'ira s'accresca ambi amiamo
questa donna insidiata da te.
In odiarci e in amor pari siamo;
vieni adunque, disfidoti, o re. ecc.

ELVIRA:
(entrando disperata fra loro col pugnale sguainato)
No, crudeli, d'amor non m'è pegno
l'ira estrema che v'arde nel core...
Perché al mondo di scherno far segno
di sua casa, d'Elvira l'onore?
S'anco un gesto vi sfugga, un accento,
qui trafitta cadrò al vostro piè.
No, quest'alma in sì fiero momento
non conosce l'amante né il re. ecc.

CARLO:
Fuggi, o stolto, l'offeso tuo re.
Stolto! Va!... Va, pietade ho di te.
A un mio cenno perduto saresti, ecc.

ATTO PRIMO
SCENA IX
Detti e Silva, seguito poscia dai suoi Cavalieri e da Giovanna con le Ancelle.
Carlo starà in modo da non essere facilmente riconosciuto da Silva. Elvira cerca di ricomporsi, e cela il pugnale.

SILVA:
Che mai vegg'io!
Nel penetral più sacro di mia magione,
presso a lei che sposa esser dovrà d'un Silva,
due seduttori io scorgo?
Entrate, olà, miei fidi cavalieri.
(Entrano cavalieri e famigli, Giovanna ed Ancelle)
Sia ognun testimon del disonore,
dell'onta che si reca al suo signore.
(fra sé)
(Infelice!... e tuo credevi
sì bel giglio immacolato!...
Del tuo crine fra le nevi
piomba invece il disonor.
Ah! perché l'etade in seno
giovin core m'ha serbato!
Mi dovevan gli anni almeno
far di gelo ancora il cor)
(a Carlo ed Ernani)
L'offeso onor, signori, inulto non andrà.
Scudieri, l'azza a me, la spada mia...
l'antico Silva vuol vendetta, e tosto...
Infin che un brando vindice
resta al vegliardo ancora;
saprà l'infamia tergere
o vinto al suol cadrà!
Me fa tremante il subito
sdegno che mi divora...
cercando il sen del perfido
la man non tremerà.

CORO:
Lo sdegno suo reprimere
quel nobil cor non sa.

SILVA:
Uscite...

ERNANI:
Ma, signore...

SILVA:
Non un detto ov'io parlo...

CARLO:
Signor duca...

SILVA:
Favelleran le spade;
uscite, o vili.
(a Carlo)
E tu... per primo... vieni.

ATTO PRIMO
SCENA X
Detti, Jago e Don Riccardo.

JAGO:
Il regale scudiero
Don Riccardo.

SILVA:
Ben venga,
spettator di mia vendetta.

RICCARDO:
(indicando Carlo, al cui fianco prende posto)
Sol fedeltate e omaggio al re si spetta.
Giovanna, Silva, Jago, servitori
Oh cielo! è desso il re!!!

ELVIRA E ERNANI:
(fra loro)
Io tremo, sol per te!
Riccardo
Omaggio al re!

CARLO:
Io sono il re!

CARLO:
(a Riccardo)
Vedi come il buon vegliardo
or del cor l'ira depone;
lo ritorna alla ragione
la presenza del suo re.

RICCARDO:
(a Carlo, sottovoce)
Più feroce a Silva in petto
de' gelosi avvampa il foco,
ma dell'ira or prende loco
il rispetto pel suo re.

SILVA:
(Ah! dagl'occhi un vel mi cade!
Credo appena a' sensi miei;
sospettare io non potei
la presenza del mio re!)

ELVIRA E ERNANI:
Io tremo sol per te!

GIOVANNA, JAGO, SERVITORI:
(fra loro)
Ben di Silva mostra il volto,
l'aspra guerra che ha nel core,
pure ei frena tal furore
in presenza del suo re.

ERNANI:
(piano ad Elvira)
M'odi, Elvira;
al nuovo sole
saprò tòrti a tanto affanno;
ma resisti al tuo tiranno,
serba a Ernani la tua fe'. ecc.

ELVIRA:
(piano ad Ernani)
Tua per sempre...
o questo ferro può salvarmi dai tiranni!...
M'è conforto negli affanni
la costanza di mia fe'. ecc.

SILVA:
Sospettare io non potei
la presenza del mio re, ecc.

RICCARDO, CARLO, GIOVANNA, SERVITORI:
Lo ritorna alla ragione
la presenza del suo re, ecc.

JAGO:
Ah, pure ei frena tal furore,
in presenza del suo re, ecc.

SILVA:
(a Carlo, piegando in ginocchio)
Mio signor,
dolente io sono...

CARLO:
Sorgi, amico,
io ti perdono.

SILVA:
Questo incognito serbato...

CARLO:
Ben lo veggo,
t'ha ingannato.
(appressandoglisi confidente)
Morte colse l'avo augusto,
or si pensa al successore...
La tua fe' conosco e il core...
vo' i consigli d'un fedel.

SILVA:
Mi fia onore...
onor supremo...

CARLO:
(forte, per esser inteso da tutti)
Se ti piace,
il tuo castel questa notte occuperemo.

SILVA:
Sire, esulto!...

ELVIRA ED ERNANI:
(Che mai sento!)

CARLO:
(ad Ernani)
(Vo' salvarti..)
Sul momento
(a Silva, indicando Ernani)
questo fido partirà.

ELVIRA:
(tra sé)
(Sentì il ciel di me pietà!)

ERNANI:
(fissando Carlo)
(Io tuo fido?
Il sarò a tutte l'ore
come spettro che cerca vendetta.
Dal tuo ucciso
il mio padre l'aspetta;
l'ombra irata placare saprò.
L'odio inulto,
che m'arde nel core,
tutto spegnere alfine potrò)

ELVIRA:
(piano ad Ernani)
Fuggi, Ernani,
ti serba al mio amore.
Fuggi, fuggi quest'aura funesta...
Qui, lo vedi, qui ognun ti detesta:
Va'...
un accento tradire ti può.
Come tutto possiedi il mio core,
la mia fede serbarti saprò.

ERNANI:
(fra sé)
L'ombra irata placare saprò, ecc.

CARLO:
(a Silva e Riccardo)
Più d'ogni astro vagheggio il fulgore
di che splende cesarea corona;
se al mio capo il destino la dona
d'essa degno mostrarmi saprò.
La clemente giustizia e il valore,
meco ascendere in trono farò, ecc.

SILVA E RICCARDO:
(a Carlo)
Nel tuo dritto confida, o signore:
è d'ogni altro più sacro e più giusto.
No, giammai sovra capo più augusto,
mai de' Cesari il lauro posò.
Chi d'Iberia possiede l'amore,
quello tutto del mondo mertò.
ecc.

GIOVANNA ED ANCELLE:
(fra loro)
Perché mai dell'etade in sul fiore,
perché Elvira smarrita ed oppressa,
or che il giomo di nozze s'appressa
non di gioia un sorriso mostrò?
Ben si vede... l'ingenuo suo core,
simulare gli affetti non può.
ecc.

JAGO E CAVALIERI:
(fra loro)
Silva in gioia cangiato ha il furore:
tutta lieta or si vede quell'alma,
come in mare ritoma la calma
quando l'ira de' venti passò.
La dimora del re,
nuovo onore al castello di Silva apportò.
ecc.

ELVIRA:
(a Ernani)
Come tutto possiedi il mio core,
la mia fede serbarti saprò,
ecc.

ERNANI:
(fra sé)
(L'odio inulto che m'arde nel core
tutto spegnere alfine potrò,
ecc)

ATTO SECONDO
SCENA I
Magnifica sala nel palazzo di Don Ruy Gomez de Silva.
Porte che mettono a vari appartamenti. Intorno alle pareti veggonsi disposti entro ricche cornici, sormontate da corone ducali e stemmi dorati, i ritratti della famiglia di Silva. Presso ciascun ritratto vedesi collocata una completa armatura equestre, corrispondente all'epoca in cui il dipinto personaggio viveva. Avvi pure una ricca tavola con presso un seggiolone ducale di quercia. Cavalieri e Paggi di Don Ruy, Dame, Damigelle di Elvira riccamente abbigliate.

TUTTI:
Esultiamo! Letizia ne innondi!
Tutto arrida di Silva al castello;
no, di questo mai giorno più bello,
dalla balza d'oriente spuntò.
Esultiamo! Esultiam!

DAME:
Quale fior che le aiuole giocondi,
olezzando dal vergine stelo,
cui la terra vagheggia ed il cielo,
è d'Elvira la rara beltà.

CAVALIERI:
Tale fior sarà colto, adorato,
dal più bello e gentil cavaliere,
ch'ora vince in consiglio e sapere
quanti un dì col valore eclissò.

TUTTI:
Sia il connubio, qual merta, beato,
e se lieto esser possa di prole,
come in onda ripetesi il sole,
de' parenti abbia senno e beltà.
Esultiamo! Esultiam!

ATTO SECONDO
SCENA II
Detti, Jago, e Silva, che pomposamente vestito da grande di Spagna, va a sedersi sul seggiolone ducale.

SILVA:
Jago, qui tosto il pellegrin adduci.
(Jago esce, e tosto compare Ernani sulla porta vestito da pellegrino)

ERNANI:
Sorrida il cielo a voi.

SILVA:
T'appressa, o pellegrin...
chiedi, che brami?

ERNANI:
Chieggo ospitalità.

SILVA:
(indicando i quadri)
Fu sempre sacra a' Silva, e lo sarà.
Qual tu sia, donde venga, io già saper non voglio.
Ospite mio sei tu,
ti manda Iddio... disponi.

ERNANI:
A te, signor, mercè.

SILVA:
Non cale;
qui l'ospite è signor.

ATTO SECONDO
SCENA III
S'apre la porta dell'appartamento di Elvira, ed ella entra in ricco abbigliamento nuziale, seguita dai giovani Paggi ed Ancelle.

SILVA:
(a Ernani)
Vedi?
La sposa mia s'appressa.

ERNANI:
Sposa!

SILVA:
(a Ernani)
Fra un'ora...
(a Elvira)
A che d'anello e di ducal corona,
non t'adornasti, Elvira?

ERNANI:
Sposa!!
Fra un'ora!!!
Adunque di nozze il dono
io voglio offrirti, o duca.

SILVA:
Tu?

ERNANI:
Sì.

ELVIRA:
(Che intendo!)

SILVA:
E quale?

ERNANI:
(gettando il travestimento)
Il capo mio.

ELVIRA:
(Ernani egli è!)
Gran Dio!

ERNANI:
Oro,
quant'oro ogni avido puote saziar desìo,
a tutti v'offro, abbiatelo prezzo del sangue mio.
Mille guerrier m'inseguono,
siccome belva i cani...
sono il bandito Ernani,
odio me stesso e il dì.

ELVIRA:
(Ohimè, ohimè,si perde il misero!)

SILVA:
(a' suoi)
Smarrita ha la ragione.

ERNANI:
I miei dispersi fuggono,
vostro son io prigione,
al re mi date,
e premio...

SILVA:
Ciò non sarà, lo giuro;
rimanti qui sicuro.
Silva giammai tradì, ecc.

ELVIRA:
Ohimè, si perde il misero,
ohimè!,
ecc.

ERNANI:
Al re mi date,
mi date al re,
ecc.

SILVA:
In queste mura ogn'ospite
ha i dritti d'un fratello.
Olà, miei fidi, s'armino
le torri del castello.
(a Elvira)
Seguitemi.
(Accenna ad Elvira di entrar nelle sue stanze con le Ancelle, e seguito da' suoi parte)

ATTO SECONDO
SCENA IV
Elvira, partito Silva, fa alcuni passi per seguire le Ancelle, indi si ferma e, uscite quelle, torna ansiosa ad Ernani, che sdegnosamente la respinge.

ERNANI:
Tu, perfida...
Come fissarmi ardisci?

ELVIRA:
A te il mio sen, ferisci,
ma fui e son fedel, sì.
Fama te spento credere,
fece dovunque...

ERNANI:
Spento!
Io vivo ancora!

ELVIRA:
(mostrandogli il pugnale celato)
Memore del fatto giuramento,
sull'ara stessa estinguere
me di pugnal volea,
ah...
(piangendo)
non sono rea
come tu sei crudel.

ERNANI:
Tergi il pianto,
mi perdona, fu delirio.
T'amo, sì, t'amo ancor.

ELVIRA:
Caro accento!
Al cor mi suona più potente del dolor.

ELVIRA E ERNANI:
(a due)
Ah, morir, potessi adesso,
o mio Ernani/mia Elvira,
sul tuo petto.
Preverrebbe questo amplesso
la celeste voluttà.
Solo affanni il nostro affetto
sulla terra a noi darà.

ATTO SECONDO
SCENA V
Silva, che vedendoli abbracciati si scaglia furibondo tra loro,col pugnale alla mano, e detti.

SILVA:
Scellerati, il mio furore
non ha posa, non ha freno;
strapperò l'ingrato core,
vendicarmi saprò almeno.

ATTO SECONDO
SCENA VI
Jago frettoloso, e detti.

JAGO:
Alla porta del castello
giunse il re con un drappello.
Vuole ingresso...

SILVA:
(dopo aver pensato, dice)
S'apra al re.
(Jago parte)

ATTO SECONDO
SCENA VII
Silva, Elvira ed Ernani.

ERNANI:
Morte invoco or io da te.

SILVA:
No, vendetta più tremenda
vo' serbata alla mia mano;
(ad Ernani)
vien, ti cela,
ognuno invano rinvenirti tenterà.
A punir l'infamia orrenda
Silva solo basterà.

ELVIRA E ERNANI:
La vendetta più tremenda,
su me compia la tua mano,
ma con lui/lei ti serba umano,
abbi un'aura di pietade.
L'ira tua su me sol penda;
colpa in lui/lei no giuro non v'ha.

SILVA:
A punir l'infamia orrenda
Silva solo basterà.
(Ernani entra in un nascondiglio apertogli da Silva dietro il proprio ritratto. Elvira si ritira nelle sue stanze)

ATTO SECONDO
SCENA VIII
Silva, Don Carlo, Don Riccardo con seguito di Cavalieri.

CARLO:
Cugino, a che munito
il tuo castel ritrovo?
(Silva s'inchina senza parlare)
Rispondimi.

SILVA:
Signore...

CARLO:
Intendo...
Di ribellione l'idra,
miseri conti e duchi, ridestate...
Ma veglio anch'io, e ne' merlati covi
quest'idre tutte soffocar saprò,
e covi e difensori abbatterò.
Parla...

SILVA:
Signore,
i Silva son leali.

CARLO:
Vedremo...
De' ribelli l'ultima torma,
vinta, fu dispersa;
il capo lor bandito, Ernani,
al tuo castello ebbe ricetto.
Tu me'l consegna,
o il foco, ti prometto,
qui tutto s'appianerà!
S'io fede attenga,
tu saper ben puoi.

SILVA:
Nol niego,
è ver tra noi un pellegrino giunse,
ed ospitalità chiese per Dio;
tradirlo non degg'io.

CARLO:
Sciagurato!
E il tuo re tradir vuoi tu?

SILVA:
Non tradiscono i Silva.

CARLO:
Il capo tuo,
o quel d'Ernani io voglio.
Intendi?

SILVA:
Abbiate il mio.

CARLO:
Tu, Don Riccardo,
a lui togli la spada.
(agli altri, mentre Riccardo eseguisce)
Voi, del castello,
ogni angolo cercate,
scoprite il traditore.

SILVA:
Fida è la rocca come il suo signore.
(parte de' Cavalieri escono)

ATTO SECONDO
SCENA IX
Don Carlo, Silva, Don Riccardo e parte de' Cavalieri.

CARLO:
(con fuoco, a Silva)
Lo vedremo,
veglio audace,
se resistermi potrai,
se tranquillo sfiderai,
la vendetta del tuo re.
Essa rugge sul tuo capo;
pensa pria che tutto scenda,
più feroce, più tremenda
d'una folgore su te.

SILVA:
No, de' Silva il disonore
non vorrà d'Iberia un re.

CARLO:
Il tuo capo,
o il traditore,
altro scampo,
no, non v'è.

ATTO SECONDO
SCENA X
Cavalieri che rientrano portando fasci d'armi, e detti.

CORO:
Fu esplorata del castello
ogni latebra più occulta;
tutto invano, del ribello
nulla traccia si scoprì.
Fur le scolte disarmate;
l'ira tua non andrà inulta,
ascoltar non déi pietade
per chi fede, onor tradì.

CARLO:
Fra tormenti parleranno,
il bandito additeranno.

ATTO SECONDO
SCENA XI
Elvira che esce precipitosamente dalle sue stanze seguita da Giovanna e Ancelle, e detti.

ELVIRA:
(Gettandosi ai piedi di Carlo)
Deh, cessate...
in regal core non sia muta la pietà.

CARLO:
(sorpreso)
Tu me'l chiedi?
Ogni rancore
(rialzandola)
per Elvira tacerà.
(a Silva)
Della tua fede statico,
questa donzella sia.
Mi segua...
o del colpevole...

SILVA:
No, no; ciò mai non fia.
Deh, sire, in mezzo all'anima
non mi voler ferir...
Io l'amo...
al vecchio misero
solo conforto è in terra...
non mi volerla togliere...
pria questo capo atterra...

CARLO:
Adunque, Ernani?

SILVA:
Seguati,
la fè non vo' tradir.

CORO:
Ogni pietade è inutile,
t'è forza l'obbedir.

CARLO:
(ad Elvira)
Vieni meco, sol di rose
intrecciarti ti vo' la vita;
vieni meco, ore penose
per te il tempo non avrà.
Tergi il pianto, o giovinetta,
dalla guancia scolorita;
pensa al gaudio che t'aspetta,
che felice ti farà.

GIOVANNA E ANCELLE:
(Ciò la morte a Silva affretta
più che i danni dell'età.
ecc)

RICCARDO E CAVALIERI:
(a Elvira)
Credi, il gaudio che t'aspetta
te felice renderà,
ecc.

SILVA:
(Sete ardente di vendetta,
Silva appien ti appagherà,
ecc)

ELVIRA:
(Ah, la sorte che m'aspetta
il mio duolo eternerà,
ecc)

CARLO:
Ah, vieni meco, sol di rose,
ecc.
(Il Re parte col suo seguito, seco traendo Elvira appoggiata al braccio di Giovanna; le Ancelle entrano nelle stanze della loro signora)

ATTO SECONDO
SCENA XII
Silva

SILVA:
(Dopo avere veduto immobile partire il re col suo seguito)
Vigili pure il ciel sempre su te.
L'odio vivrà in cor mio pur sempre, o re.
(Corre alle armature che sono presso i ritratti, ne trae due spade, e va quindi ad aprire il nascondiglio di Ernani)

ATTO SECONDO
SCENA XIII
Ernani e detto

SILVA:
Esci...
a te...
scegli...
seguimi.

ERNANI:
Seguirti?...
dove?

SILVA:
Al campo.

ERNANI:
Nol vo'...
nol deggio...

SILVA:
Misero!
Di questo acciaro al lampo impallidisci?...
Seguimi.

ERNANI:
Mel vietan gli anni tuoi.

SILVA:
Vien, ti disfido, o giovane;
uno di noi morrà.

ERNANI:
Tu m'hai salvato, uccidimi,
Ma ascolta, per pietà!

SILVA:
Morrai...

ERNANI:
Morrò, ma pria
l'ultima prece mia...

SILVA:
Volgerla a Dio tu puoi.

ERNANI:
No...
la rivolgo a te.

SILVA:
Parla...
(ho l'inferno in me)

ERNANI:
Ah, una sol volta,
un'ultima fa ch'io la vegga...

SILVA:
Chi?

ERNANI:
Elvira.

SILVA:
Or, or partì:
seco la trasse il re.

ERNANI:
Vecchio, che mai facesti?
Nostro rivale egli è.

SILVA:
Oh, rabbia!...
Il ver dicesti?

ERNANI:
L'ama.

SILVA:
(furente per la scena)
Vassalli, all'armi!

ERNANI:
A parte dêi chiamarmi
di tua vendetta

SILVA:
No.
Te prima ucciderò.

ERNANI:
Teco la voglio compiere,
poscia m'ucciderai.

SILVA:
La fè mi serberai?

ERNANI:
(Gli consegna un corno da caccia)
Ecco il pegno:
nel momento in che Ernani vorrai spento,
se uno squillo intenderà
tosto Ernani morirà.

SILVA:
A me la destra... giuralo.

ERNANI:
Pel padre mio lo giuro.

ERNANI E SILVA:
(a due)
Iddio n'ascolti,
e vindice punisca lo spergiuro;
l'aura, la luce manchino,
sia infamia al mentitor.
[Esiste un finale ampliato con aria e cabaletta di Ernani]

ATTO SECONDO
SCENA XIV
I cavalieri di Silva entrano frettolosamente

CAVALIERI:
Salvi ne vedi,
e liberi a' cenni tuoi,
signor.

SILVA:
L'ira mi torna giovane,
s'insegua il rapitor.

ERNANI E SILVA:
In arcione, cavalieri;
armi, sangue, vendetta.

CAVALIERI:
Pronti vedi li tuoi cavalieri,
per te spirano sangue, vendetta.

ERNANI E SILVA:
Sangue, sangue,
vendetta, vendetta;
Silva stesso ti guida, v'affretta,
premio degno egli darvi saprà.

CAVALIERI:
Sangue, sangue,
vendetta, vendetta;
se di Silva la voce gli affretta,
più gagliardo ciascuno sarà!

ERNANI E SILVA, CAVALIERI:
(brandendo le spade)
Questi brandi, di morte forieri,
d'ogni cor troveranno la strada.
Chi resister s'attenti, pria cada,
fia delitto il sentire pietà.
[Finale comprendente aria e cabaletta di Ernani, scritto da Verdi per il tenore Nicolai Ivanov - Parma, 1845 ]

ATTO SECONDO
SCENA XIV
Jago, Silva

JAGO:
D'Ernani i fidi chiedono
parlare al duca lor.

SILVA:
Or ben.
Fa che avanzino
Infiamma il loro ardor.

ATTO SECONDO
SCENA XV
Ernani

ERNANI:
Padre, con essi intrepido
m'avrai vendicator.
Odi il voto, o grande Iddio,
che al tuo soglio un cor ti porta;
deh, ti piaccia il brando mio
di quel sangue dissetar.
Nell'angoscia del mio core
questo è sol che mi conforta:
del trafitto genitore
l'ombra inulta alfin placar.

ATTO SECONDO
SCENA XVI
Ernani, Banditi

CORO DI BANDITI:
Vieni, con te dividere
vogliamo gioie e pene;
imponi, e come folgori
teco saprem pugnar.

ERNANI:
Verrete voi?
Giuratelo!

CORO DI BANDITI:
Giuriam sul nostro acciar!

ERNANI:
Ah! Sprezzo la vita:
né più m'alletta
che per la speme
della vendetta
gioia del forte
che non rifiuta per lei morir.

CORO:
È la vendetta
gioia del forte
per la vendetta
bello è il morir.
(tutti partono, brandendo le spade)

ATTO TERZO
SCENA I
Sotterranei sepolcrali che rinserrano la tomba di Carlo Magno in Aquisgrana.
A destra dello spettatore avvi lo stesso monumento con porta di bronzo, sopra la quale leggesi in lettere cubitali l'iscrizione "Karolo Magno": in fondo scalea che mette alla maggior porta del sotterraneo, nel quale si vedranno altri minori sepolcri; sul piano della scena altre porte che conducono ad altri sotterranei. Due lampade pendenti dal mezzo spandono una fioca luce su quegli avelli. Don Carlo e Don Riccardo avvolti in ampi mantelli oscuri entrano guardinghi dalla porta principale. Don Riccardo precede