Il Corsaro

Melodramma in tre atti di Francesco Maria Piave
Da "The Corsair " poema di George Gordon Byron (1814)

Prima rappresentazione: Teatro Grande di Trieste il 25 ottobre 1848

Prima rappresentazione a Parma: 24 gennaio 1972




Corrado, Capitano dei Corsari, Tenore
Giovanni, Corsaro, Basso
Medora, giovane amante di Corrado, Soprano
Guinara, schiava prediletta di Seid, Soprano
Seid, basciò di Corone, Baritono
Selimo, agà, Basso
Eunuco nero, Tenore
Uno schiavo, Tenore
Anselmo, Corsaro che non parla, Mimo
Cori, Comparse, Corsari, Guardie, Turchi, Schiavi, Odalische, Ancelle di Medòra

 

 





ATTO PRIMO
SCENA I
L'isola dei Corsari nell'Egeo.

Seno di mare circondato da erti scogli che nelasciano vedere l'ampiezza.
Scorgesi in lontano sopra più alta rupe scoscesa una massiccia torre quadrata di architettura bisantina
Tra gli scogli a sinistra veggonsi capanne e grotte rifugio de' Corsari. Tramonto. Corsari sparsi qua e là per la scena.

CORO:
Come liberi volano i venti
Per le immense pianure de' mari,
Così corrono gli arditi corsari
Pugna e preda sull'onde a cercar.
Patria e regno n'è il fiotto spumante,
Nostro scettro la nostra bandiera:
Noi sappiamo con anima altera
I perigli, la morte affrontar.
Ch'è la vita? d'alterna fortuna
Ora scherno, or sorriso gradito;
Ch'è la morte? un riposo infinito,
Un confin tra la gioia e il dolor.
Su godiam! ne' ci caglia che il sangue
Dalla destra vittrice ne grondi,
L'allegria delle tazze confondi
L'imprecar del nocchiero che muor.

ATTO PRIMO
SCENA II
Detti e Corrado.

CORRADO:
Fero è il canto de' prodi miei consorti!
Ah sì, ben dite... guerra...
Perenne, atroce, inesorabii guerra
Contro gli uomini tutti;
Io per essi fui reo...
tutti gli abborro!
Temuto da costoro ed esecrato
Infelice son io, ma vendicato!
Tutto parea sorridere
Al viver mio primiero:
L'aura, la luce, l'etere
E l'universo intero;
Ma un fato inesorabile
Ogni mio ben rapì.
Più non vedrò risorgere
Dell'innocenza il dì.

ATTO PRIMO
SCENA III
Detti e Giovanni

GIOVANNI:
Della brezza col favore
Sopra celere naviglio
Manda il greco esploratore
Un fidato messaggiero...
(Consegna a Corrado una lettera)
Leggi e svelaci il mistero
Che il tuo labbro a noi copri.

CORRADO:
(dopo aver letto)
Pronti
siate a seguitarmi...
Gianni, a me tu appresti l'anni...
Risalpiam!...
Trascorsa un'ora,
Tuoni il bronzo...
In questa sera
Io comando alla bandiera.

TUTTI:
Dici il ver?
Tu stesso?... 

CORRADO:
Sì...
Sì: de' Corsari il fulmine
Vibrar disegno io stesso,
Dal braccio nostro oppresso
Il Musulman cadrà.

TUTTI:
Teco riuniti intrepidi
Cadrem sull'empia Luna;
Qual possa in noi s'aduna
Il vile apprenderà!
(Il Coro si disperde, e Corrado s'avvia alla torre)

ATTO PRIMO
SCENA IV
Stanze di Medora nella vecchia torre, con verone verso il mare.
Medora

MEDORA:
(sola)
Egli non riede ancora!
Oh come lunghe, eterne,
Quando lungi è da me, l'ore mi sono!
(Prende l'arpa)
Arpa che or muta giaci,
Vieni, ed i miei sospiri
Seconda sì, che più veloce giunga
Il flebile lamento
Al cor del mio fedel, sull'ali al vento.
(Siede e s 'accompagna)
Non so le tetre immagini
Fugar del mio pensiero,
Sempre dannata a gemere
All'ombra d'un mistero:
E se di speme un pallido
Raggio su me traluce,
E passeggiera luce
Di lampo ingannator.
Meglio è morir! Se l'anima
Se 'n voli in seno a Dio;
Se il mio Corrado a piangere
Verrà sul cener mio:
Premio una cara lagrima
Chieggo all'amor soltanto,
Virtù non vieta il pianto
Per chi moria d'amor.

ATTO PRIMO
SCENA V
Medora e Corrado.

CORRADO:
(che avrà udite le ultime parole di Medora)
È pur mesto, o Medora, il canto tuo

MEDORA:
Quando lungi è
Corrado esser può lieto?
Perché fuggir l'amore?

CORRADO:
Eppur su questa terra
Se togli l'amor tuo, nulla mi resta...
Quasi non oso più sperar ne' cieli...

MEDORA:
Ah mio Corrado, taci!...

CORRADO:
Tutto il passato è pegno
A te dell'avvenire...
o, l'amor nostro non morrà...
Medora!
Ho d'uopo ancor del tuo coraggio...

MEDORA:
Oh cielo...

CORRADO:
Un dovere a compir...
senza periglio...

MEDORA:
Non partirai! ti tratterrà l'amore!...

CORRADO:
Pur ti consola!...
il deggio!...

MEDORA:
Oh me infelice!...
me 'l predisse il core!...
No, tu non sai comprendere
L'ambascia del mio core,
Quando le notti io vigilo
Fra speme e fra timore.
Ogni rombar di vento
Parmi un feral lamento
Che ti rimpianga, ahi misero,
Preda d'irato mar!...

CORRADO:
Oh così tetre immagini
Dal tuo pensier discaccia,
Tu mi vedrai dai vortici
Tornar fra le tue braccia,
E tergere quel ciglio
Mesto del mio periglio,
E le tue pene in subita
Gioja, amor mio, cangiar.
Ma l'ora avanza celere...

MEDORA:
Dove, perché te 'n vai?...

CORRADO:
Un dì forse il saprai.

MEDORA:
Deh non lasciarmi!...

CORRADO:
No!...
Medora, il deggio!

MEDORA:
Ascoltami.
(S'ode un colpo di cannone)

CORRADO:
Senti?... già dato è il segno.

MEDORA:
Pietà delle mie lagrime.

CORRADO: Pronto a salpare è il legno.

MEDORA: Oh mio dolor!

CORRADO:
M'attendono!...
Ti calma, io tornerò!

MEDORA:
Tornerai, ma forse spenta
Pria cadrà quest'infelice,
Voce infausta al cor mi dice
Che mai più ti rivedrò!...
Deh riman se in petto hai còre,
O di duolo io morirò.

CORRADO:
Vano è il duol che ti tormenta,
Credi a me, sarai felice,
Voce arcana mi predice
Che fra poco tornerò.
E in letizia il tuo dolore
Tramutarsi alfin vedrò.

CORO:
Deh Corrado!
Vien, t'affretta...
L'indugiar perder ne può.
(Il cannone tuona la seconda volta)

CORRADO:
Varcata è l'ora...
Addio!...
(Fugge)

MEDORA:
Ah non partir!
Gran Dio!
(Sviene)

ATTO SECONDO
SCENA I
Stanza deliziosa nell'Harem di Seid.
Odalische tenenti veli trapunti e gemme che presentano a Gulnara.

CORO:
Oh qual perenne - gaudio t'aspetta?
Tu prima gioja - sei del Bascià.
Vieni, Gulnara, - vieni, o diletta,
Per te sol brilla - qui voluttà.
Di vesti seriche - di ricche gemme
Cingi ed adorna - la tua beltà.
Tu sei la stella - di quest'Haremme,
Uri più vaga - il ciel non ha.

GULNARA:
Né sulla terra creatura alcuna
Di me più sventurata!
(M'ama Seid!...
io l'odio!...
O vile musulmano, tu non conosci,
Tu non comprendi ancora
Qual alma io chiudo in petto!
Per gemme ed oro non ne avrai l'affetto.
Vola talor dal carcere
Libero il pensiero mio
Al sospirato e limpido
Aere del ciel natìo:
Ivi rapita l'anima
Scorda le sue catene,
Oblìa le antiche pene,
Spazia in un ciel d'amor:
Ma di Seid nel talamo
Fugge il mio dolce error!)

ATTO SECONDO
SCENA II
Dette ed un Eunuco nero.

EUNUCO:
Seide celebra - con gioia e festa
Una vittoria - che egli otterrà.
Vieni, a goderne - tu pur t'appresta,
Te spettatrice - vuole il Bascià. 

GULNARA:
Verrò... voi pure - con me verrete.
(Alle Odalische)
Al suo comando - s'ubbidirà.
(All'Eunuco che parte)
Ah conforto è sol la speme
Per quest'anima smarrita
Il sentier della mia vita
Non fia sempre di dolor
Forse il cielo alfin commosso
A pietà del pianto mio
Darà fine a quel desio,
Che m'infiamma e strugge il cor.

CORO:
Del Bascià tu sei desio,
Tu regina del suo cor.

ATTO SECONDO
SCENA III
Soldati e Duci musulmani.

Magnifico chiosco in riva al porto di Corone, che vedrassi occupato dal navile musulmano illuminato e messo a festa.
A sinistra dello spettatore vedrassi parte del serraglio pure splendente di faci.
Alla destra avvi una tenda con sotto le mense apprestate. 

CORO:
Sol grida di festa
Echeggino intorno,
Più chiara del giorno
La notte sarà.
Mostriamci e l'infesta
Ciurmaglia cadrà.
Tremate, o corsari!
Su voi fulminando
L'invitto suo brando
Seid graverà.
Al traffico i mari
Securi farà.

ATTO SECONDO
SCENA IV
Detti e Seid che entra seguito da Selimo ed altri guerrieri. Tutti si prostrano.

SEID:
O prodi miei, sorgete,
Gioia v'àllegri i cuori
Mentr'io preparo a voi vittoria e allori.
Squillin le trombe intanto,
E ad Allah vincitor s'intuoni il canto.
Salve, Allah!... tutta quanta la terra
Del suo nome possente risuoni:
Del Profeta ai credenti campioni
Ei la spada invincibil farà.

TUTTI:
Santo in pace, terribile in guerra
Per gli Osmani è il gran nome di Allah!

SEID:
Salve, Allah!... s'ei corruga il suo ciglio
Bujo e pianto è l'attonito mondo;
Se sereno è il suo sguardo e giocondo
Il creato è sorriso e beltà.

TUTTI:
Per gli Osmani guerrieri periglio,
Se in suo nome combatton, non v'ha.

ATTO SECONDO
SCENA V
Detti ed uno Schiavo.

SCHIAVO:
Giunge un Dervis fuggito alle catene
De' rei corsari, e favellarti implora.

SEID:
Fa che egli venga...

ATTO SECONDO
SCENA VI
Detti e Corrado sotto le spoglie d'un Dervis introdotto dallo Schiavo.

SEID:
Onde, o Dervis?

DERVIS:
Dei perfidi
Fuggii pur or l'artiglio.

SEID:
E dove preso, e quando?

DERVIS:
Tre lune, or sono, varcando
Su musulman naviglio.

SEID:
Chi t'ha salvato?

DERVIS:
Un umile
Pietoso pescator.
A te ne vengo or supplice...
Proteggimi, signor.

SEID:
Di' que' ribaldi fremono,
Paventon l'ira mia?
Restar, fuggirsi pensano,
Di scampo han qualche via?
San essi qual vendetta
Terribile gli aspetta?
San che macerie e polvere
De' covi lor farò?...

DERVIS:
Io non vedea che il carcere,
Che la catena mia;
Dell'onde solo il fremito
L'orecchio mi feria.
Pur me ne son fuggito:
Mal vi si guarda il lito.
Che la tua possa irridano
Dubbio, o signor, non ho.
(Va per partire)

SEID:
Resta ancora.

DERVIS:
Signore...

SEID:
Lo voglio!
I miei cenni ripeter non soglio.
(Un abbagliante chiarore illumina la scena)
Ma qual vivo spiendor si diffonde?
Arde il cielo, di fuoco son l'onde!

DERVIS:
(Con gioia)
(O miei prodi!)
(Mentre tutti confusamente vanno alla spiaggia, scoppia un brulotto. Il fuoco s'appicca alle navi, indi al serraglio)

TUTTI:
Traditi noi siamo;
Preda al fuoco già sono le navi.

SEID:
A me l'armi...

TUTTI:
Il periglio affrontiamo.
(Il Dervis non può celare la gioia)

SEID:
Empio Dervis, tai nuove recavi?
Ch'ei sia preso...
costrui ci tradia,
Tosto in brani ridotto egli sia!

DERVIS:
(gettando il cappuccio e la veste, apparisce armato d'elmo e di maglia. Dà fiato ad un corno, ed impugnando la spada esclama)
Su coraggio, miei prodi, avanzate...
(I Turchi sono messi infuga dai Corsari che irrompono dal fondo della scena)
Gl'infedeli abbattete, fugate.

ATTO SECONDO
SCENA VII

VOCI DAL SERRAGLIO:
Chi ne aita...soccorso!

CORRADO:
Voliamo,
Alle imbelli salvezza portiamo.
Morte all'uomo: lui solo s'uccida.
Coraggiosi! io vi sono di guida.
(Si precipita coi suoi alla volta del serraglio)

ATTO SECONDO
SCENA VIII
Corrado, Gulnara, Giovanni, Anselmo, Corsari, Odalische
Corrado entra precipitosamente tenendo fra le braccia Gulnara i Corsari lo seguono seco traendo le Odalische.

GULNARA:
Ah pietade! pietà!

CORRADO:
Non temete,
Rispettate, redente sarete.

CORO INTERNO:
Il Allah! Il Allah!

CORO:
(ai suoi)
Su coraggio,
Uno sforzo, e n'è schiuso il passaggio.
(I Corsari obbediscono)

ATTO SECONDO
SCENA IX
Detti e Mussulmani che irrompono capitanati da Seid.

CORO:
Il Allah! Il Allah!...
Morte, morte...

CORRADO:
O dispetto!... m'atterra la sorte!!
(Anselmo e parte de' Corsari fuggono, gli altri sono circondati e vinti.
Lo stesso Corrado sopraffatto dal numero è costretto a cedere)

SEID:
Si risparmi quell'uom.
(Corrado si alza)
Prode invero
Rapitore di donne sei tu!
Ch'io t'ammiri!
Fu grande il pensiero,
Ma fortuna contraria ti fu.

CORRADO:
Chiudi il labbro superbo: m'aspetto
Non parole, sol morte da te.

SEID:
Audace cotanto mostrarti pursai?
Vedremo, superbo, vedrem se potrai
Nell'ora suprema la sorte tua estrema
Con ciglio securo mirare, incontrar.

CORRADO:
Pei vili tuoi pari tremenda è la morte,
Ma chiusa è al terrore quest'anima forte.
Vedrai se il tormento mi strappa un lamento
Quel gaudio infernale non devi gustar.

GULNARA:
(È demone o nume l'ignoto corsaro?
Quel fiero sembiante mi sembra pur caro!
M'accende nel core tal fiamma d'amore
Qual mai non vi seppe Seide destar)

GIOVANNI:
(Che giova l'ardire nel petto del forte,
Se a lui non sorride propizia la sorte?
Ha troppo sfidato Corrado il suo fato,
Ed or la cervice vi debbe piegar)

CORO:
Vittoria, vittoria: l'impresa è compiuta!
Recisa è la testa dell'idre temuta:
Distrutti i Corsari sui liberi mari
Potremmo le vele securi spie